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Cos’è OIDA

Una cosa che si impara, fin dai tempi del ginnasio, è che in greco per dire “io so” si usi lo stesso verbo (οἶδα) che si usa per dire “io ho visto”. Οἶδα è infatti il tempo equivalente al perfetto latino di orào che significa “io vedo”. Nella lingua greca “sapere” equivale quindi ad “aver visto” (“so” in conseguenza del fatto che “ho visto”).

O.I.D.A. è anche il nostro acronimo, sigla dell’Organizzazione Italiana Disturbi Alimentari che farà del rapporto tra VEDERE e SAPERE il pilastro del suo impegno “no profit” per i DCA.

Perché è importante mettere assieme “vedere” e “sapere” quando si affrontano i temi relativi ad anoressia, bulimia e obesità psicogena? Perché per quanto questi disturbi siano attuali, angoscianti, pericolosi e diffusi, vengono costantemente ignorati, “non visti”, per cui poco conosciuti.

In Italia diversi milioni di cittadini soffrono di disturbi alimentari (D.A.), ogni anno muoiono circa 3.000 ragazzi e ragazze per cause dirette o indirette di D.A. e tali numeri non sono sufficienti per garantire cure accessibili, diffuse sul territorio e per giunta efficaci.

Negli ultimi 20 anni si è fatto ciclicamente un “gran parlare” di disturbi alimentari ma di fatto gli indici epidemiologici ci dichiarano che tali “parole” non hanno avuto granché effetto. In questi 20 anni sono spuntati sul territorio alcuni centri pubblici e privati per la cura dei D.A. spesso senza avere un orientamento corretto sulle risorse da mettere sul campo, e spesso senza un riferimento clinico e teorico efficace e consolidato; in questi 20 anni, inoltre, sono scomparse diverse realtà che spesso rappresentavano in alcuni territori l’unico baluardo per la cura di molti ragazzi. Che sia il primo o il secondo caso il risultato è sempre lo stesso: la scarsità di mezzi, risorse, qualità e personale impiegato nella prevenzione e nella cura dei Disturbi alimentari.

O.I.D.A. si impegnerà a “vedere” questi movimenti sul territorio con l’obiettivo di monitorare ciò che accade e di diventare un osservatorio nazionale costante sull’universo D.C.A. coinvolgendo in questo atto di “sorveglianza” tutti gli attori in campo: pazienti, familiari e figure terapeutiche. Essere divisi nella battaglia per sostenere le cure idonee per i disturbi alimentari non serve, anche per questo nasce O.I.D.A. ovvero per unire tutti gli interessi in campo per rendere più forti le nostre istanze.

Un secondo aspetto molto importante da non sottovalutare è quello della grave carenza di visione “sociale” sui D.A. Non a caso in Italia la cura dei disturbi alimentari è solo di pertinenza sanitaria, la parte sociale non è mai considerata. Pur essendo un disturbo psichiatrico, il disturbo alimentare è curato solo con strumenti sanitari, gli enti locali, i comuni, le scuole, gli enti del terzo settore, infatti, sono avulsi da ogni coinvolgimento. Questo limite impedisce ogni possibile pianificazione di percorsi di prevenzione primaria ma ancor peggio secondaria e terziaria.

Ignorare i bisogni sociali, lavorativi, e relazionali dei ragazzi affetti da D.A. vuol dire curarli a metà e questo non possiamo permettercelo.

O.I.D.A. ha tra i suoi obiettivi principali quello di determinare una cultura terapeutica SOCIO-ASSISTENZIALE per i D.A che produca una implementazione delle risorse e degli strumenti messi in campo per la cura dei nostri cari affetti da anoressia, bulimia, obesità psicogena e altri D.A. attraverso gli strumenti sociali utilizzabili per legge.

Ultimo ma non meno importante è l’obiettivo relativo alla lotta allo stigma associato ai D.A.; stigma contro la magrezza estrema, stigma contro il grave sovrappeso, stigma sanitario contro i D.A., sono tutte forme di emarginazione contro le persone affette da disturbi alimentari che mostrano la insana tendenza che di fronte alle fragilità si manifesta il brutale sopruso del potere e dell’emarginazione. L’abuso di potere sui pz fragili e la loro stigmatizzazione sono i più pericolosi sintomi di una malattia che fa capo alla nostra società e che contribuisce alla sofferenza delle persone affette dai Disturbi Alimentari.

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